Sabino de Pascale

Alimentarista e panificatore. Quando la città di Avellino fu messa a ferro e fuoco per inoti fatti bellici, rimase nel suo negozio a Corso Vittorio Emanuele per far fronte ai bisogni della popolazione. Si arrischiò a fornire genri alimentari anche oltre i limiti quantitativi prescritti dal comando (200 gr a persona al giorno di pane), pur sapendo del pericolo incombente di carcerazione per i negozianti che non osservavano tale divieto. Praticò il mercato nero alla rovescia: in varie occasioni, avendo elargito alle famiglie più indigenti il pane oltre le razioni consentite, per non rischiare il carcere, fu costretto ad acquistare a prezzo maggiorato la farina per la lavorazione del pane da dare in eccesso.

La mattina del 14 settembre del 1943 una bomba colpì il suo negozio uccidendolo. I familiari e gli amici, per evitare che il suo corppo venisse bruciato, lo seppellirono nel giardino retrostante il panificio. Degnamente meritò la medaglia d'oro conferitagli con questa motivazione: "Per il coraggio ed il forte altruismo dimostrato il 14 settembre 1943 quando, con grande senso di civismo, nonostante la città di Avellino fosse gravemente bombardata, rimase nel suo negozio di alimentarista per soccorrere la popolazione, offrendo ad essa generi di prima necessità. Il suo sacrificio pagato con la vita, rimane un fulgido esempio di indelebile testimonianza nella storia di Avellino".

Ci sembra che parole più degne non si possano trovare per un cittadino la cui memoria onora la nostra terra.