Fiano di Avellino

Nel comune di Avellino e in altri 25 che circondano la città nasce il Fiano di Avellino, considerato uno dei migliori bianchi secchi di tutta l'Italia meridionale.

Questo vino è a denominazione d'origine controllata (D.O.C.).

L'uvaggio prevede l'impiego del vitigno Fiano, la Vitis apiana degli antichi Romani, almeno all'85 per cento, completato da un 15 per cento massimo di Greco e/o Coda di Volpe ( quest'ultimo è un altro vitigno tipico dell'Irpinia ad Indicazione Geografica Tipica: "I.G.T.") e/o Trebbiano Toscano.

La resa massima per ettaro consentita dal disciplinare è di 100 quintali di uva e la resa dell'uva in vino non deve essere superiore al 70 per cento.

Il Fiano di Avellino ha colore giallo paglierino chiaro, lucido e brillante, profumo elegante e sottile con sentori di pera quando è giovane che mutano in nocciola tostata col trascorrere degli anni.

Ha gusto secco ma carezzevole, fruttato, anch'esso con ricordi di nocciola.

Viene vinificato in contenitori diversi a seconda del produttore e alcuni lo fanno anche sostare brevemente in botte, mentre altri usano esclusivamente tini d'acciaio a temperatura controllata.

Il Fiano di Avellino (assieme al Greco di Tufo), per la sua particolare struttura è uno dei pochi vini bianchi a potersi permettere d'invecchiare.

Può invecchiare anche più di quattro anni, acquistando complessità e intensità sino al sesto anno.

Un'ultima curiosità è a riguardo della Vitis apiana: fu lo scrittore latino Plinio a denominare APIANE queste uve dal nome delle api, avide di esse.